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Andare a tempo.

Da almeno vent’anni a Milano la sinistra non combina un cazzo: perdono sempre. L’unica volta che hanno vinto hanno chiesto scusa e hanno rimediato quanto prima.
È vent’anni che cercano di fare un’opposizione seria e prendono sonore scoppole.
Così finalmente hanno capito come invertire il trend: fare l’opposizione cazzona.

Signore e signori benvenuti a bordo, è il comandante che vi parla. È il 21 di luglio, ci sono 35 gradi all’ombra e il pd ha appena presentato il piano neve. Forse chiederanno che venga discusso subito, vista l’evidente urgenza della faccenda.

Il pd ha questa grande capacità: non fare mai nulla che non possa suscitare gioia e ilarità negli avversari. Farsi ridere dietro (ma anche davanti, che siamo tutti bipartisan) è il marchio di fabbrica di questo grande partito, quello che doveva unire le grandi tradizioni politiche italiane (ci credevano, ho le prove), avere vocazione maggioritaria e vincere le elezioni del 2008. Ora hanno il 20% se va bene, non sanno chi sono e presentano il piano neve. Perché in effetti di cocaina ne gira davvero troppa.

Tendenzialmente sono in ritardo di 10-15 anni su tutto, ma questa vicenda del piano neve li ha messi in crisi: come si fa a rimanere fermi al secolo scorso su una cosa che capita ogni anno? Hanno pensato di presentare il piano a ottobre, in ritardo di 10 mesi, ma hanno poi capito che rischiavano di essere perfetti, con il congruo anticipo di un mese. Così hanno deciso che luglio era il momento migliore: ritardo clamoroso sull’inverno scorso, anticipo ridicolo sul prossimo dicembre. Scientifici i ragazzi.

Ma il pd milanese non ha intenzione di fermarsi.
Ad agosto grande battaglia culturale su carnevale: verrà presentato il piano per ripulire le strade dai coriandoli.
A settembre una bella interrogazione al sindaco sul perché non sia ancora pronto il palco per le celebrazioni del 25 aprile.
A ottobre si lancerà l’allarme adolescenti: cosa fargli fare alla fine della scuola mentre i genitori non sono ancora in ferie?
E finalmente a novembre – come ormai tutti si attendono – un grande dibattito sull’emergenza caldo. Intervengono Penati (“il caldo e i rom che puzzano”), Martinazzoli (“il caldo e i giovani come me”), Civati (“il caldo come paradigma della complessità e della modernità innovativa e complessa perché siamo nuovi nuovi nuovi”), Reichlin (“da Gramsci al condizionatore”).

Partito democratico: l’unica vera alternativa. Al bagaglino.

Pubblicato il 22/7/2010 alle 1.7 nella rubrica Diario.

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