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Il barone rampicante parla al mondo: LA SINISTRA E IL SUO PROGRAMMA

La sinistra è un concetto dialettico che si inscrive in quella sfera discorsiva che denota la pluralità di intendimenti propria di un popolo quand’anche il milieu sociale fosse naturevole. È dunque evidente che il programma non può essere ricompreso nell’alveo di ciò che i media intendono enunciare, pertanto non trattasi di programma televisivo, quali Superquark (la scienza e il suo programma), Megaquod  (le lingue morte e il loro programma), Ultraquel (il pronome e il suo pentagramma). Non v’è dubbio che la sinistra non possa prescindere dal programma che Nuvole si appresta a consegnare alle pergamene che la rete congloberà a futura e imperitura memoria, affinché i posteri di domani divengano gli anteri di ieri. Il programma, inteso come magna charta di una sinistra (la quale per essere tale non può essere sinistra, poiché sinistra è la destra), va necessariamente inteso come una summa di differenze tra un’impostazione teoretica materialista e un’accezione storica della dialettica antinomiale e tiepolese. Quale paradigma parossico occorre alfine catalizzare? La risposta a tale prèmita domanda ha da essere palese e gervasa: la sinistra è il luogo dei punti ove la residualità dell’efficacia supera la virale espressione dello Stato liberale. Pertanto, per dirla con Schakelbach, “essa non può in alcun caso essere suddivisa in due parti eguali e al contempo vivere”. Schakelbach, d’altra parte, si riferiva a sua sorella.

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Pubblicato il 17/3/2008 alle 18.34 nella rubrica Il Barone Rampicante.

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