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Veltroni in fa diesis minore.

Ah, il festival di Sanremo. Se non ci fosse, bisognerebbe abolirlo. Ma siccome c’è, ce lo teniamo.
Quest’anno grande novità sul palco dello storico teatro (che per la par condicio cambierà nome ogni sera: Ariston, Candy, Zoppas, Rex, Whirpool): nella penultima serata (stasera) a cantare saranno i politici. L’associazione magistrati ha subito commentato: “era ora, è dal 1992 che aspettiamo”.

I rossi per caso. Quintetto dalle sonorità velleitarie: Ferrero suona la batteria in levare, Diliberto dirige il coro dell’Armata Rossa, Mussi suona un sax baritono che è più alto di lui, Pecoraro Scanio suona la tastiera senza amplificarla perché è ambientalista, Bertinotti canta “Quant’è bella l’opposizione da Trieste in giù”.
Pierferdi Ponce e Pezzotta Di Tonno. Coppia affiatata e tradizionale: il bello che tromba e l’obeso che strombazza. Casini canta un rap di grande spessore (“Io c’entro, al centro, io centro il centro, dove andiamo?, andiamo in centro, io c’entro, fammi entrare, così io c’entro, cisti get down, yeah yeah). Pezzotta lo accompagna suonando il clacson.
Silvio & i libertini. Silvio canta senza scendere lo scalone (che infatti vuole ripristinare), così almeno lo vedono. La canzone è di grande impegno: “La sinistra vi ha messo in ginocchio, e mo’ noi apriamo la patta” (testo di Bondi, musica di Apicella). I libertini che lo accompagnano sono dei ballerini: metà sono Amici di Maria De Filippi, metà sono amici di Silvio (Tremonti, Micciché, Riina junior, Dell’Utri e qualche ultras che non fa mai male). Sono nettamente i favoriti.
I nomadi residenti. Una big band dalla grande presenza scenica, anche se alcuni critici dicono che le sonorità sono un po’ confuse: Franceschini suona il flauto (eseguendo qualcosa che assomiglia alla musichetta barilla), Binetti il tamburello (percuotendolo sul suo cilicio), Bindi la tromba (ma Binetti non è così contenta di essere rombata da Bindi), D’Alema fischietta “mamma dammi cento lire che in america voglio andar”, Rutelli alla chitarra fa un giro di do, Finocchiaro alla tastiera fa un giro di sol, Bonino fa un giro di erba, Bersani fa un giro in platea, Marini al sax esegue la canzone dei Puffi, Bettini urla al microfono “yes we can”, Fassino suona il campanello (ma nessuno gli apre mai).
Walter Veltroni. (nome d’arte di Uolter Ueltroni, scelto in occasione del festival). Lo struggente brano (“Io canto da solo”) non prevede l’accompagnamento dell’orchestra, ma Walter non canta proprio da solo. Man mano, durante l’esibizione, lo affiancheranno un operaio, un imprenditore, un gay, un naziskin, uno juventino, un arbitro onesto, un giovane, una donna, un prete, una suora pedofila, un mafioso pentito, un pentito d’essere pentito, un ricercatore, un trovatore, harry potter, Biancaneve in quota “cartoni”, Marco Pannella in cartone e basta.

Pubblicato il 29/2/2008 alle 16.35 nella rubrica Diario.

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