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Maipiùsenza: le domande di Ilvo Diamanti / 2.

Tornano le domande che Diamanti rivolge ai candidati segretari del Pd. Dopo le prime cinque, uscite su repubblica, ecco la sesta, in anteprima su Angolosbocco!

Come è la tua colazione democratica?


Rosy Bindi. Cerco di stare leggera, come leggero dovrà essere il Pd, sempre che gli sgherri al soldo di quel gaglioffo di Veltroni non lo riempiano di piombo, maledetto Pat Garret. Comunque mangio poco: un etto di pancetta, due uova, un pomodoro, due etti di ostie. Bevo ancora meno: un caffè, un bicchiere di vin santo e mezzo litro di acqua santa. Poi carico la colt e inizio la giornata.

Enrico Letta. Noi giovani facciamo una colazione veramente democratica, il che significa prima di tutto che non facciamo mai colazione da soli. Io cerco sempre di prendere il mio giovane cappuccino senza schiuma (che fa matusa) in compagnia di giovani come me, con i quali confrontarmi sui tempi che corrono: Giuseppe Cossiga, Nando Dalla Chiesa, Filippo Andreatta, Chanel Totti, Gianmarco Materazzi.

Walter Veltroni. La colazione è importante, ma anche il pranzo e la cena lo sono. Certo, non possiamo scordarci di chi in Africa non ha nulla da mangiare a colazione: per questo ogni mattina presto, dopo aver aiutato due vecchiette ad attraversare la strada per andare a fare colazione, vado in posta e spedisco una tazzina di caffè fumante in Sierra Leone. In questa epoca di meravigliosi e magnifici cambiamenti anche la colazione deve essere una colazione del XXI secolo: attiva, buona, felice, calorica, dietetica. La mia, in ogni caso, la prepara Bettini.

Mario Adinolfi. La mia colazione è a base di carne di cane sovietico: Laika Laika Laika. Anche perché io quando c’era l’Urss stavo orgogliosamente da questa parte, con la Dc, a causa della mia difficoltà a superare di slancio il muro di Berlino. Fortuna che gli steccati del novecento si potevano abbattere e non ho dovuto saltare, che se no dovevo farmi prima quattro litri di olio Cuore.

Pier Giorgio Gawronski. La colazione è un elemento fondamentale su cui si misurerà la capacità del Pd di essere un partito liberale. È ora di finirla con le caste che prenotano i cornetti alla crema la sera prima perché loro possono, è ora di eliminare i lacci e lacciuoli che impediscono lo svolgimento libero di una sana colazione democratica. Einaudi a colazione mangiava i Frosties. Anch’io mangio i Frosties, i cereali liberali. Che fa pure rima.

Jacopo Schettini. Ta-ta-ta-taaaaaaaa ta-ta-taaaa [arriva cantando la sigla dell’A-team, ndr]. La colazione? Sull’enterprise democratica noi mangiamo gallette liofilizzate e beviamo il gas delle luci al neon. Questo perché essere democratici significa dire basta a queste colazioni scelte dall’alto, dai politici, dai loro amici o amanti, che poi ci rifilano le spremute d’arancia del II millennio. Io, che propongo di portare il Pd nel XXII secolo con la mia macchina del tempo, non ci sto. Noi non ci stiamo. Democratici! All’attacco! Papparappà Papparà [se ne va cantando la colonna sonora di Indiana Jones, ndr].

Pubblicato il 26/9/2007 alle 16.6 nella rubrica Diario.

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